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La viticoltura europea è davvero green? Le sorprendenti rivelazioni della Corte dei conti europea!

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viticoltura europea
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La viticoltura europea, pilastro centrale dell’agricoltura del vecchio continente, è stata da sempre celebrata per le sue eccellenze e tradizioni. Ma quanta verità c’è dietro all’immagine del vino europeo come prodotto sostenibile? Una recente indagine della Corte dei conti europea ha svelato alcune incongruenze nelle politiche dell’Unione Europea (UE) riguardanti il settore vitivinicolo, gettando ombre su questa immagine verde.

Questo settore, intrinseco nella cultura e nell’economia di molte nazioni europee, è al centro di importanti flussi di finanziamento. Ogni anno, i viticoltori ricevono un cospicuo sostegno di circa 500 milioni di euro dall’Unione per le diverse iniziative, tra cui la ristrutturazione dei vigneti. Questo dovrebbe, almeno in teoria, favorire pratiche agricole più sostenibili e competitive.

Eppure, la relazione rilasciata il 25 settembre ha evidenziato come la realtà possa essere molto diversa dalle aspettative. A partire dal 2016, i viticoltori hanno ottenuto una maggiore libertà in termini di espansione delle loro coltivazioni, con la possibilità di piantare ulteriori viti e quindi incrementare la produzione. Questo avrebbe potuto rappresentare una grande opportunità per rivitalizzare il settore, portando innovazione e adottando metodi più rispettosi dell’ambiente. Tuttavia, la ricerca suggerisce che tali possibilità non sono state sfruttate come previsto.

Una delle critiche più gravi mosse dalla Corte dei conti europea riguarda le scelte compiute da alcuni viticoltori in termini di varietà di viti. Piuttosto che orientarsi verso varietà che richiedono meno acqua, in sintonia con un approccio sostenibile, molti hanno optato per tipi di viti più esigenti in termini di risorse idriche. Questo ha inevitabilmente portato a una maggiore pressione sulle risorse naturali, in particolare nelle aree già sensibili ai cambiamenti climatici.

E la strada che l’UE sembra avere in mente per il futuro non sembra offrire grandi speranze. La prossima politica agricola comune, documento cardine per l’indirizzo agricolo del continente, appare carente nell’affrontare con determinazione le problematiche ambientali. In passato, era stata suggerita la correlazione diretta tra i finanziamenti ai viticoltori e il rispetto di specifici standard ambientali. Tale suggerimento, purtroppo, non ha trovato spazio nella nuova regolamentazione.

Un altro punto dolente riguarda la competitività del settore. La Corte ha sottolineato come gli sforzi compiuti non abbiano prodotto risultati concreti. La mancanza di una valutazione approfondita da parte della Commissione europea e degli Stati membri sui progetti finanziati ha creato una situazione di incertezza. Come ha puntualizzato Joëlle Elvinger, membro della Corte dei conti europea, è fondamentale che l’Unione metta in campo politiche capaci di sviluppare la competitività del settore, ma senza tralasciare l’essenziale aspetto della sostenibilità.

La grande domanda, dunque, è: cosa attende il vino europeo nel prossimo futuro? Se l’Unione non riuscirà a bilanciare sostenibilità e competitività, potremmo trovarci di fronte a un bivio cruciale per il settore vitivinicolo del continente.