lunedì, Giugno 17, 2024
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Scandaloso silenzio: milioni di cristiani perseguitati, ma l’Europa gira lo sguardo altrove!

In un mondo che si fregia di tolleranza e inclusività, il periodo natalizio si tinge di una triste realtà per milioni di cristiani: la persecuzione. Un fenomeno globale che, purtroppo, non sembra scalfire la coscienza dell’Europa “buonista”, troppo spesso immersa in un silenzio assordante di fronte al dolore di questi fedeli.

Quest’anno, mentre le luci scintillanti addobbano le strade e le famiglie si riuniscono intorno al calore di un camino, in numerose parti del mondo, celebrare il Natale può trasformarsi in un atto di coraggio, se non addirittura una sentenza di morte. Da diversi anni, organizzazioni internazionali denunciano la crescente ondata di violenza contro le comunità cristiane in paesi dove la fede viene vista come una minaccia, o dove la libertà religiosa è un concetto ancora lontano dall’essere realizzato.

La situazione è particolarmente preoccupante in alcune nazioni del Medio Oriente, dell’Africa subsahariana e dell’Asia. In questi luoghi, i cristiani si ritrovano a vivere il Natale come una festa sotto assedio, costretti a nascondere i propri simboli religiosi, a pregare in silenzio e, in casi estremi, a rischiare la vita per partecipare a una messa. Attacchi a chiese, violenze e minacce sono purtroppo all’ordine del giorno e il clima di paura pervade queste comunità durante tutto l’anno, ma si intensifica in occasione delle festività.

Nonostante la gravità della situazione, l’Europa, che dovrebbe essere culla dei diritti umani e faro di libertà, non sembra mostrare la dovuta attenzione a questa problematica. Mentre si mobilita con decisione per altre cause, l’indifferenza sembra regnare sovrana quando si tratta di difendere i diritti dei cristiani perseguitati. Un’indifferenza che ha un peso, che diventa complicità silenziosa di fronte all’ingiustizia.

Il contrasto tra l’atmosfera serena e gioiosa che caratterizza il Natale in Europa e la drammatica realtà vissuta da milioni di cristiani nel mondo è stridente. Eppure, nonostante la distanza e le differenze culturali, il Natale dovrebbe essere un tempo di unione e solidarietà, un momento in cui ricordare a tutti il valore della libertà, compresa quella di professare la propria fede.

È tempo che l’Europa si svegli dal torpore buonista e prenda atto del dramma che vivono i cristiani perseguitati. Non si tratta solo di accendere una candela o di offrire pensieri di circostanza, ma di agire concretamente, portando la questione all’attenzione dell’opinione pubblica e dei leader politici, affinché si possa trovare una soluzione e offrire sostegno reale a chi soffre per la propria fede.

In questo Natale, il desiderio di pace e serenità dovrebbe estendersi ben oltre i confini del proprio comodo e sicuro salotto, per ricordare a tutti che la vera essenza delle festività è l’amore verso il prossimo, indipendentemente dalla latitudine in cui si trova o dal credo che professa. Solo così si potrà sperare in un futuro dove i diritti di tutti siano tutelati e rispettati, e dove il Natale possa essere un vero momento di festa per ogni credente.

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